In questi giorni è scoppiata un'aspra polemica tra la seconda carica dello Stato, Renato Schifani e il solito Marco Travaglio, giornalista definito "scomodo" dal 99% di quella che lui chiamerebbe "casta". Travaglio, nella trasmissione di Fabio Fazio, "Che tempo che fa", avrebbe praticamente chiesto in maniera ufficiale al Presidente del Senato dei chiarimenti riguardo a passati e stretti rapporti con dei personaggi condannati poi per Mafia, contornando il tutto con un amara riflessione satirica sulla "parabola negativa" della figura del Presidente del Senato, storicamente intesa. Da Leone, De Gasperi, Pertini, Nenni a Renato Schifani. "Dopo di lui" dice Travaglio "ci sarà la muffa? Neanche. Perchè almeno dalla muffa si ricava la penicellina". Inutile dire che queste parole hanno irritato tutto il mondo politico, ad eccezione di quell'1% di cui sopra (chiamasi Antonio Di Pietro), il quale ha difeso il giornalista chiamato in causa dalle accuse dei politici. La questione adesso è una sola. Quanto in Italia si è liberi di parlare di Mafia? Quanto si è liberi di chiedere spiegazioni? Quanto si è liberi di fare giornalismo? Di documentarsi e documentare? Quanto si è liberi di essere liberi? domenica 11 maggio 2008
Travaglio, Schifani e la Mafia
In questi giorni è scoppiata un'aspra polemica tra la seconda carica dello Stato, Renato Schifani e il solito Marco Travaglio, giornalista definito "scomodo" dal 99% di quella che lui chiamerebbe "casta". Travaglio, nella trasmissione di Fabio Fazio, "Che tempo che fa", avrebbe praticamente chiesto in maniera ufficiale al Presidente del Senato dei chiarimenti riguardo a passati e stretti rapporti con dei personaggi condannati poi per Mafia, contornando il tutto con un amara riflessione satirica sulla "parabola negativa" della figura del Presidente del Senato, storicamente intesa. Da Leone, De Gasperi, Pertini, Nenni a Renato Schifani. "Dopo di lui" dice Travaglio "ci sarà la muffa? Neanche. Perchè almeno dalla muffa si ricava la penicellina". Inutile dire che queste parole hanno irritato tutto il mondo politico, ad eccezione di quell'1% di cui sopra (chiamasi Antonio Di Pietro), il quale ha difeso il giornalista chiamato in causa dalle accuse dei politici. La questione adesso è una sola. Quanto in Italia si è liberi di parlare di Mafia? Quanto si è liberi di chiedere spiegazioni? Quanto si è liberi di fare giornalismo? Di documentarsi e documentare? Quanto si è liberi di essere liberi?
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1 commento:
Bella domanda...Io so solo una cosa: quando una persona come Travaglio vince tutte le querele che gli sono state avanzate, vuol dire che ci dobbiamo svegliare...
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