Qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una lettera di una giovane precaria incinta, intenzionata ad interrompere la sua gravidanza, a causa delle molte difficoltà economiche, per una coppia di precari. Proprio nei giorni in cui il Papa si scaglia sulla 194 a trent'anni dalla sua entrata in vigore, definendola "una ferita per la società", il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano così risponde alla giovane donna:"Gentile signora, ho potuto, finora, leggere solo ciò che ha pubblicato La Repubblica dell'appello che ha inteso rivolgermi e della scelta drammatica e dei sentimenti contrastanti con cui si è misurata. Ho seguito con attenzione la sua vicenda e gli interrogativi che ha sollevato. Per rispettare la sua volontà di mantenere l'anonimato, affido questa mia risposta alla giornalista dello stesso quotidiano che l'ha intervistata. E alla quale ha, poi, comunicato la sua decisione di rinunciare a sottoporsi alla paventata interruzione della gravidanza per timore di non essere in grado di mantenere un figlio. Vorrei esprimerle i sentimenti di condivisione della felicità che ora prova per le tante manifestazioni di affetto e di solidarietà che l'hanno sostenuta in una scelta che ritengo essere responsabile e lungimirante. Non viene meno, per questo, la necessità di riflettere su una vicenda umana che, al di là degli aspetti più intimi e personali, accomuna molte coppie che vivono condizioni di disagio sociale, di precarietà e di insicurezza. Sono ben consapevole - e me ne sono fatto interprete in diverse occasioni pubbliche - che condizioni di incertezza del lavoro e di inadeguatezza delle retribuzioni inducono ad affrontare con preoccupazione e timore le scelte fondamentali della vita. Decisioni così pregnanti di conseguenze, anche sul piano del libero e consapevole esercizio della maternità e della paternità, richiamano tutti ad atteggiamenti di responsabilità, di comprensione e di rispetto. La risposta alle inquietudini che lei esprime, come tanti delle generazioni più giovani, non può che essere nell'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione essenziale qual è quella, sancita dalla Costituzione, di "mantenere, istruire ed educare i figli". Di qui la necessità che il nuovo Parlamento affronti anche le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l'infanzia, per dare risposte concrete ai bisogni e alle speranze che interrogano la nostra coscienza e la nostra responsabilità."
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