lunedì 12 maggio 2008

Aborto. Il Presidente Napolitano risponde alla giovane precaria incinta

Qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una lettera di una giovane precaria incinta, intenzionata ad interrompere la sua gravidanza, a causa delle molte difficoltà economiche, per una coppia di precari. Proprio nei giorni in cui il Papa si scaglia sulla 194 a trent'anni dalla sua entrata in vigore, definendola "una ferita per la società", il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano così risponde alla giovane donna:
"Gentile signora, ho potuto, finora, leggere solo ciò che ha pubblicato La Repubblica dell'appello che ha inteso rivolgermi e della scelta drammatica e dei sentimenti contrastanti con cui si è misurata. Ho seguito con attenzione la sua vicenda e gli interrogativi che ha sollevato. Per rispettare la sua volontà di mantenere l'anonimato, affido questa mia risposta alla giornalista dello stesso quotidiano che l'ha intervistata. E alla quale ha, poi, comunicato la sua decisione di rinunciare a sottoporsi alla paventata interruzione della gravidanza per timore di non essere in grado di mantenere un figlio. Vorrei esprimerle i sentimenti di condivisione della felicità che ora prova per le tante manifestazioni di affetto e di solidarietà che l'hanno sostenuta in una scelta che ritengo essere responsabile e lungimirante. Non viene meno, per questo, la necessità di riflettere su una vicenda umana che, al di là degli aspetti più intimi e personali, accomuna molte coppie che vivono condizioni di disagio sociale, di precarietà e di insicurezza. Sono ben consapevole - e me ne sono fatto interprete in diverse occasioni pubbliche - che condizioni di incertezza del lavoro e di inadeguatezza delle retribuzioni inducono ad affrontare con preoccupazione e timore le scelte fondamentali della vita. Decisioni così pregnanti di conseguenze, anche sul piano del libero e consapevole esercizio della maternità e della paternità, richiamano tutti ad atteggiamenti di responsabilità, di comprensione e di rispetto. La risposta alle inquietudini che lei esprime, come tanti delle generazioni più giovani, non può che essere nell'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione essenziale qual è quella, sancita dalla Costituzione, di "mantenere, istruire ed educare i figli". Di qui la necessità che il nuovo Parlamento affronti anche le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l'infanzia, per dare risposte concrete ai bisogni e alle speranze che interrogano la nostra coscienza e la nostra responsabilità."


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