mercoledì 28 maggio 2008

VERGOGNA!!

DALLA NOSTRA SEZIONE, DAI NOSTRI RAGAZZI VA LA PIU' GRANDE SOLIDARIETA' ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DIVENUTI OGGETTO DI VIOLENZA DA PARTE DEI MILITANTI DI FORZA NUOVA, DEI FASCISTI DI MERDA CHE ANCORA E PIU' DI PRIMA SPUTANO SULLA DEMOCRAZIA E SULLA LIBERTA', COL SANGUE E CON L'IGNORANZA.


Dopo la morte di Nicola e il raid punitivo del quartiere Pignaleto, si torna a parlare di violenza, di odio, e di movente politico. Roma. Università La Sapienza. Alcuni ragazzi dei collettivi attaccano i propri manifesti, in parte coprendo quelli di un convegno sulle foibe, promosso da Forza Nuova. Una motivazione decisamente sufficiente per agire, avranno pensato gli energumeni che al grido di "comunisti di merda" si sono avvicinati con spranghe e coltelli, utilizzandoli contro i ragazzi, muniti della sola scopa per spargere la colla. Il clima è decisamente teso. Non bisogna avere paura, ma è chiaro che questo è un Paese molto meno sicuro di qualche anno fa, e molto meno tollerante. E chissà se le due cose non possano essere legate? L'intolleranza al potere, la violenza per le strade...

lunedì 26 maggio 2008

Razzista e fascista. Ricordate chi era Almirante

da il sito de L’UNITA' - Vincenzo Vasile

E così, ci toccherà in un domani darci appuntamento in via Giorgio Almirante? L’intenzione di intitolargli una strada l’ha annunciata, forse per sondare il terreno, il neosindaco di Roma, Alemanno. E vuoi vedere che tra un po’ qualcuno non salterà su a dire che in fondo, dopo tanti anni, sono superati e ormai morti i vecchi schemi ideologici. E dunque...In tempi così pieni di smemoratezza non sarà male, perciò, sfogliare qualche pagina della biografia di un leader neofascista che conquistò - in verità solo sul finire della sua vita, conclusasi nel 1988 - un'immeritata fama di "equilibrio" e di capacità dialogante, dopo avere impersonato non solo durante il ventennio fascista, ma anche nel dopoguerra, la più squallida vena razzista e le pulsioni più inquietanti della destra italiana. C'è chi segnala, in questo curriculum un particolare non di dettaglio: Almirante veniva da una famiglia di uomini di spettacolo; il padre era stato direttore di scena e regista di Eleonora Duse, gli zii erano noti attori: tra loro quell'Ernesto Almirante che negli anni 50 fece la parte del vecchio bersagliere rincoglionito che saltava fuori in mutandoni suonando la carica con la trombetta in diverse sequenze un vecchio film di Totò e Gino Cervi ("Il coraggio"). E forse da quella vena familiare veniva al più giovane nipote una certa vocazione trasformista, retorica, ambigua e populista che gli consentì di traghettare il fascismo sovversivo, anticapitalista e antiborghese di Salò nelle istituzioni parlamentari e repubblicane. E che lo portò, dopo diversi travagli interni all'Msi, fino all'obiettivo di espandersi fino al massimo storico (il 9 per cento di media nazionale nel 1972, con punte a due cifre in Sicilia), parlando alla pancia di un elettorato per la prima volta dal 1948 in libera uscita dall'interclassismo della Dc, con lo slogan della difesa della terra, della casa e della proprietà. Sotto al doppiopetto e dietro alla retorica rigonfia che affascinò tanta piccola borghesia dei primi anni Settanta erano celati i vecchi e lugubri "labari" del fascismo più nero e militante. Destinato all'insegnamento nelle scuole medie, Almirante aveva pontificato sin dall'indomani delle leggi antiebraiche sulla rivista "La difesa della razza" di Telesio Interlandi (altro personaggio come lui di origini siciliane, interprete delle più fosche spinte del regime) che "l'Italia non ha ancora avuto la sua scuola". E che essa avrebbe dovuto da allora in poi forgiare gli italiani secondo la seguente, delirante, dottrina: "Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme, ancor oggi, che si tratti di un'imitazione straniera (e i giovani non mancano nelle file di questi timorosi) non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che un movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza posa condurre a un asservimento alle ideologie straniere". Tutto nasce invece da quell'"insuperabile e spesso drammatico contrasto tra romanità - vera romanità e non quella annacquata della pseudo-cultura internazionalista - e giudaismo. Il che dimostra ancora una volta che in fatto di razzismo e di antigiudaismo gli italiani non hanno avuto, né avranno bisogno di andare a scuola da chicchessia". Negli anni della "maturità", più che rinnegare, l'interessato avrebbe minimizzato la sua attività di "segretario di redazione" e uomo-macchina della rivista di Interlandi, e la sua personale opera di decretazione delle rinnovate norme razziali della Repubblica di Salò. Leggi che furono condensate nella circolare esplicativa da lui stesso firmata, non appena il giovane tenente della Guardia Nazionale repubblicana passò dall'ufficio per 007 delle "intercettazioni" cui era stato originariamente destinato, a quello di capo di gabinetto del Minculpop repubblichino (succeduto nell'incarico a Gilberto Bernabei, poi divenuto segretario particolare di Andreotti a palazzo Chigi). Con il compito di propagandare alla radio la bontà delle nuove norme che consentivano di condurre a termine la persecuzione antiebraica con arresti, deportazioni ed espropri: bisognava, sui mezzi di informazione della triste repubblichetta mussoliniana, "rilevare che le nuove leggi"costituivano non la cancellazione ma l'aggiornamento delle norme del 1938 "in base alle esperienze acquisite, e alle nuove necessità determinate dalla situazione in cui la guerra, il tradimento e la ricostruzione hanno messo e mettono il paese". Lui, Almirante, intanto, faceva la spola - anche per "missioni segrete" - tra il "duro" ministro Mezzasoma e Mussolini. Nelle disposizioni razziali a sua firma si tessevano elogi dell' accanimento contro i "meticci" e i matrimoni misti, e si aggiungevano accurate precisazioni sul tasso di "arianesimo" da garantire per rendere efficace la selezione dei perseguitati. Più tardi, Almirante avrebbe falsamente sostenuto di avere lasciato in un cassetto del ministero le norme "antigiudaiche" (richieste, a suo dire, dai tedeschi), in uno scritto sprezzantemente intitolato "autobiografia di un fucilatore". La polemica di quel titolo era proprio rivolta all'Unità, che nel 1968 aveva pubblicato il testo di un manifesto firmato dal "capo di gabinetto" Almirante, che intimava; "Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande. (…) Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia". Sulla base di questo editto 83 "sbandati" furono fucilati in Maremma. E questa terribile eredità, assieme alla militanza di Almirante almeno fino al 25 aprile nelle Brigate nere impegnate nei massacri di partigiani in Valdossola con il grado di tenente, macchiò per anni e anni l'immagine pubblica del più duraturo e forte dirigente del Movimento sociale, che un Tribunale clamorosamente per di più sbugiardò riguardo all'editto contro gli "sbandati", assolvendo il nostro giornale dall'accusa di diffamazione. L'Msi l'aveva fondato proprio lui, Giorgio Almirante, assieme a una combriccola di reduci della Rsi, nel 1946, e questa "istituzionalizzazione" delle nostalgie più o meno eversive per il regime fascista e per Salò, concordata con la Dc e il Vaticano, di solito gli viene ascritta a merito. Ma pochi sanno che pochi mesi prima lo stesso Almirante e altri futuri protagonisti della storia dell'Msi avevano creato, tanto per non legarsi le mani, anche un'organizzazione clandestina, detta Fronte armato rivoluzionario - Far - protagonista di numerosi attentati e sabotaggi, che convisse fino al 1952 in un rapporto altalenante ma quasi ininterrotto con l'Msi, e diede anche vita a un Esercito Clandestino Anticomunista, ramificato in varie parti del paese. Bombe carta, attentati, blitz contro cortei di lavoratori: la storia dei Far negli anni seguenti avrebbe avuto la sua diretta filiazione in Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, le due organizzazioni clandestine, protagoniste della strategia della tensione e delle stragi. Fate attenzione a certi album di famiglia. Tra i fondatori del Far, c'era un'altra allora "giovane speranza" dell'eversione nera: Giuseppe Umberto Rauti, per gli amici "Pino". Che è il suocero del sindaco di Roma che vorrebbe oggi dedicare una strada ad Almirante; e fu per lunghi anni il fratello-coltello del defunto leader in diversi dissidi e molteplici scissioni e riappacificazioni della tumultuosa storia - forse ancora da scrivere - del Movimento sociale.

mercoledì 21 maggio 2008

Tutti gli uomini hanno pari opportunità. Ma qualcuno è più pari degli altri...

“Bella ma disumana come la matrigna di Cenerentola”.
Si apre così l’articolo di Caterina Pasolini su LA REPUBBLICA del 20 maggio 2008.
Peccato che non si stia parlando né di una nota attrice teatrale o cinematografica né di una cantante che solca i palchi della scena internazionale.
Il pomo della discordia è MARA CARFAGNA la neo eletta ministra delle Pari Opportunità che copre il ruolo già occupato da Barbara Pollastrini nel precedente governo di centro-sinistra.
La deputata, eletta per la seconda volta, la prima nelle linee di Forza Italia, ora in quelle PDL, sconvolge la scena politica nazionale con le sue affermazioni sulle coppie omosessuali e sul patrocinio negato al Gay Pride che si svolgerà il 7 giugno a Roma.
La Carfagna afferma di essere completamente contraria ad ogni riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali.
Ma questo in realtà lo sapevamo già: quando nella passata legislazione aveva organizzato il suo primo seminario “Donna, vita e famiglia”, aveva additato le coppie omosessuali come “costituzionalmente sterili”, difendendo, secondo il suo punto di vista, “il fondamento della famiglia”, osservando che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”(le citazioni sono prese da articoli de LA REPUBBLICA presenti sul sito della testata nazionale).
Non ancora soddisfatta, per scongiurare ogni ombra del pericolo di essere scambiata per gay friendly, aveva sottolineato che “non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili".
Oggi occupando un ruolo di primo piano nella scena politica italiana non poteva perdere l’occasione per sottolineare il suo essere, perdonatemi l’espressione ma non trovo altre parole, BIGOTTA.
È possibile giudicare l’amore e l’affetto tra due persone, siano esse dello stesso sesso o di sesso diverso, solo dal fatto che siano o meno sposate o che possano o meno avere figli?
Come è possibile nel 2008 negare una realtà che esiste ed è reale con una “politica miope ed ingannevole” come quello della neo ministra?
Già nel corso del seminario del 2007 l’allora deputata del Prc Vladimir Luxuria le aveva ricordato che l’unica vera discriminante per decidere chi è coppia o no, "non è la benedizione in chiesa o il matrimonio civile ma la presenza di amore, rispetto e cura per l'altro".
Anche Franco Grillini aveva detto la sua sull’argomento osservando come "non avendo alcun argomento contro il riconoscimento dei diritti alle famiglie gay, la destra italiana con il suo esercito di veline, divorziati e conviventi rispolvera i luoghi comuni e le battute da osteria del più trito razzismo antigay".
Oggi all’indomani della nomina della ministra-miss le posizioni sono rimaste all’incirca le stesse, visto che le associazioni gay capeggiate in primis da ArciGay la dipingono come la matrigna di Cenerentola o addirittura come "una bella addormentata che dice falsità e che vive nel mondo delle favole dove i gay non sono discriminati".
Franco Grillini riprende le posizioni già espresse, così come l’ex deputata transgender Vladimir Luxuria che rinfaccia seccamente alla Carfagna che se un ministero delle Pari opportunità "non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità" è quindi "un ministero inutile". Quello che invece mi sconvolge, e che ancora non riesco a comprendere se sia un fatto positivo o inquietante, è che oggi le critiche alla Mara nazionale vengono addirittura dal suo stesso schieramento e precisamente da ALESSANDRA MUSSOLINI.
“con il muro contro o muro non si va da nessuna parte ci vuole dialogo, non esclusione a priori", queste le parole dell’ex leader di Azione Sociale oggi onorevole nelle file del Pdl, lasciata a bocca asciutta senza alcun ruolo nella squadra di governo (forse è questo il reale motivo per cui si scaglia contro la collega di partito ormai entrata nel cuore del Cavaliere).
Eppure la Carfagna si preoccupa di rispondere solo all’unica voce che non fa parte del parlamento, quella di Vladimir Luxuria, a cui però si riferisce utilizzando il nome anagrafico, effettuando una scelta a mio avviso di cattivo gusto e di svilimento non solo della libertà individuale ma soprattutto delle scelte che ogni singolo, fino a prova contraria, è libero di fare, cioè quella di effettuare un cammino per cambiare sesso, "Il signor Vladimiro Guadagno confonde il ministero per le Pari Opportunità con l'ufficio stampa e propaganda del movimento".
Il problema non è confondere in ministero con un ufficio stampa, il problema e che, per dirlo alla Orwell di Animal Farm, “tutti gli uomini hanno pari opportunità, ma qualche uomo è più pari degli altri”.
E non si può accettare che a ragionare in questo modo così arcaico sia proprio chi è chiamato ad interessarsi delle Pari Opportunità, chi ha avuto l’incarico di occupare un ministero che dovrebbe essere il baluardo della laicità dello Stato.
E che in Italia viga una concezione laica dello Stato non si può mettere in discussione perché la Costituzione nell’articolo 7 parla chiaro, fin troppo chiaro “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrana”.
I padri costituenti hanno inoltre sottolineato, nell’articolo 3, che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Nonostante tutto bisogna ricordare anche l’articolo 29 che recita “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”.
Ma i gay non hanno bisogno di aver riconosciuto il matrimonio, vogliono essere riconosciuti come coppia come unità familiare.
E con famiglia intendo come nucleo familiare, come persone che si uniscono e decidono di con-vivere, nel senso di vivere insieme, affrontando insieme tutti gli ostacoli della vita.
Chi siamo noi per giudicare se due persone formano o no una famiglia, chi per dire che i diritti spettano solo agli eterosessuali, chi per far finta di non vedere che le discriminazioni ci sono e che sono anche tante.
E allora cara ministra le vorrei ricordare che lei occupa un ruolo di tutto rispetto, che ha altrettanti doveri e responsabilità.
Fino a prova contraria il suo ministero si chiama Pari Opportunità, senza alcuna distinzione di nessun tipo, pertanto dovrebbe essere più rispettosa nei confronti di chi non solo è additato da una società ancora chiusa ideologicamente ma che nel contempo si batte per aver riconosciuti dei diritti che a mio avviso gli spettano senza alcun dubbio.
Invece di scagliarsi ad occhi chiusi contro la 194 o il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, cerchi di entrare nell’ottica che essere ministro della Repubblica Italiana, perché vorrei ricordare che si chiama ancora così, significa spesso mettere da parte le proprie credenze politiche personali per fare quello di cui la società, composta da chi l’ha eletta, ma anche da chi non l’ha fatto, ha bisogno.
E forse per quanto riguarda la sua materia c’è bisogno di una politica che miri ad ascoltare chi di discriminazioni ne ha subite troppe e vorrebbe soltanto sentirsi uguale agli altri almeno per quanto riguarda i suoi diritti.
Si ricordi inoltre che il linguaggio dell’amore e quello del cuore non sentono ragioni e non vedono la differenza tra uomo e donna.
Quella è l’unica lingua universale che tutti i popoli della Terra capiscono, accettano e rispettano, sembra scontato ma al cuore non si comanda.
I gay non scompariranno come un brutto sogno solo perché si fa finta che essi non esistono.
I gay ci sono sempre stati e sempre ci saranno perché dopotutto è bello che qualche volta nel mondo nasca qualcuno che vada “contro-natura”, che non sia “conforme alla massa”, che si senta libero di amare chi vuole senza avere paura di gridare al mondo CI SONO ANCHE IO!


Gianmarco Capogna

sabato 17 maggio 2008

I Giovani Democratici di Frosinone al Partito Ciociaro: basta litigi, aiutateci a crescere

Venerdì 16 Maggio si è riunita nei locali della Federazione Provinciale del Pd di Frosinone la Direzione Provinciale della Sinistra giovanile, allargata ai Giovani della Margherita e ai dirigenti "under30 del Partito", per discutere della situazione politica nazionale e locale. Alla fine della discussione la Direzione ha prodotto un documento politico diretto alla stampa e all'assemblea degli eletti Pd di Lunedì prossimo 19 maggio. Il documento, approvato all'unanimità recita così:


"Dopo le elezioni del 13 e del 14 aprile scorso, abbiamo ritenuto doverosa una riflessione attenta sull’andamento del voto, sia a livello nazionale che a livello provinciale.
Questa discussione rappresenta un passaggio essenziale per iniziare a tracciare un percorso che permetta anche alle giovani generazioni della Provincia di Frosinone, impegnate nella costruzione del Partito Democratico, di avanzare proposte concrete ad una leadership al momento sempre più tesa ed avvolta in una discussione che appare lontana dalla quotidianità e di difficile soluzione.
Crediamo che, in questa fase così complicata ed ingessata dalla sconfitta elettorale che pesa sulle sorti del nostro partito, la necessità primaria sia quella di avere senso di responsabilità verso il progetto di costruzione e radicamento del nuovo partito, mettendo da parte logiche di scontro, perpetuate sulle scelte legate a nomine, incarichi e ruoli.
Pensiamo sia il tempo di un’analisi politica più complessiva e seria.
La nostra realtà è composta da tanti coordinatori e presidenti di circolo, giovani amministratori, membri dell’Assemblea Provinciale e dirigenti, di tanti aderenti del Pd, che sono sconcertati per lo scenario registratosi soprattutto nelle ultime settimane con un Partito pieno di controversie interne, che non apre una discussione a nessun livello, che apertamente sulla stampa espone attacchi intestini indirizzati da una “corrente” all’altra e non ha la capacità di sapere trovare una composizione che veda tutte le anime del partito rappresentate, dove ognuno possa trovare cittadinanza e agibilità politica dentro la casa comune che è il Partito Democratico.
Oltretutto, non si riesce ad affrontare ancora, al momento, un’elaborazione politica che consenta di potere saper aprire e rinsaldare nuove e vecchie alleanze, in vista delle amministrative che riguarderanno il prossimo anno la Provincia e più di quaranta comuni del nostro territorio.
Siamo convinti che, come per il livello nazionale e regionale, anche in quello locale, si debba aprire un dibattito a proposito di questioni importanti su cui dovremmo al più presto interrogarci: quale opposizione per il paese, la collocazione internazionale, i temi eticamente sensibili, quale struttura per il partito.
Bisogna stabilire un percorso con degli obiettivi collettivi per evitare di rimanere nel limbo del partito-non partito.
Questo paese, come questa provincia hanno bisogno di un investimento serio sul rinnovamento delle classi dirigenti, basato sul merito e le capacità; non un rinnovamento d’immagine che replichi lo schema già visto nelle operazioni medianiche e nella scelte regionali.
Urge un vero patto tra le generazioni, perchè in questi anni abbiamo bisogno di produrre e di dotare l’Italia di nuova classe dirigente, assodando il fatto che alcuni della vecchia stagione politica, hanno fallito i loro obiettivi.
Questa volta però, non siamo disposti ad aspettare, per questo chiediamo anche ai nostri dirigenti provinciali, di placare i toni della discussione e tornare alla politica, come unico motore di rinnovamento economico, sociale, culturale.
Ci deve essere una struttura organizzata, che sappia mettere in relazione i vari territori della provincia, che abbia le capacità di tessere relazioni importanti per lo sviluppo e sappia tenere nella discussione le diversità, elaborando una sintesi costruttiva.
In più crediamo in un Partito che sia in grado nell’elaborazione di fare crescere ed emergere nuove figure, cercando di trarre beneficio dalle nuove generazioni, affidando a loro il compito di leggere ed interpretare fenomeni ad esse più collegati.
I giovani del Partito Democratico, lavoreranno in tal senso, costruendo una serie di iniziative che possano far dialogare i diversi mondi che abitano la società; fornendo strumenti come seminari ed incontri, che possano mettere in rete i vari amministratori e i vari giovani coordinatori dei circoli territoriali della provincia, tenendoli in contatto con le amministrazioni superiori; creando un movimento generazionale, che possa rilanciare la sfida del Partito Democratico e possa essere una spinta per quanti nel corso degli anni, abbiamo allontanato dalla politica con i nostri atteggiamenti di posizionamento.
Per arricchire di contenuti il dibattito a tutti i livelli, organizzeremo una Conferenza programmatica, dove elaboreremo un programma da presentare al Coordinatore Provinciale del Pd e all’Assemblea Provinciale.
Le battaglie hanno un senso, quando intorno ad un idea si costruisce un alternativa nuova, che migliori le proposte in campo e le doti di un respiro più ampio. Quella che oggi appare come una guerra “fratricida”, oltre a non produrre risultati, determinerà un assenza di progettualità, per una provincia dalle tante risorse che attende il buon governo e la buona amministrazione, che sempre negli anni abbiamo saputo fornire.
Noi iniziamo il nostro percorso verso questa destinazione e chiediamo segnali che ci facciano comprendere che l’obiettivo è comune."
Fabrizio Falasco, Michele Moretti, Daniele Mattaroccia, Sara Santoro, Elisabetta Necci, Maria Donata Fabrizio, Matteo Stavole, Alessandro Urbani, Eugenio Compagnone, Valeria De Luca, Francesco Staccone, Alessia Marcoccia, Filomeno Masci, Andrea Spirito, Davide Petrillo, Mattia Altobelli, Emanuela Gabrieli, Rossella Forgiane, Sara Battisti, Federico Tipusi, Anna Jacobucci, Benedetto Leone, Nico Evangelista, Chiara Bufalini, Enrico Pittiglio, Ivan Tavolieri, Lorenza Abruzzese, Maria Lucciola, Francesco Massa, Eleonora Proietti, Angelo Del Gigante, Marco Delle Cese, Marco Casale, Maria Paola Del Signore, Natalino Paolini, Ileana Tiberia, Giacomo Fraioli, Paolo Castaldi, Francesco Loffreda, Andrea D’Arpino, Pierluigi Franchitto, Elisa Ljiljanic, Alessandra Girolami, Valentina Cedrone, Rita Mattei

martedì 13 maggio 2008

Bon ton da Terza Repubblica

Se credete che Silvio Berlusconi sia ancora l'uomo dai mille volti, quello della bandana, delle molte e avvenenti fanciulle, del Kapò, delle corna nelle foto di rappresentanza e dell'insulto gratuito, vi sbagliate di grosso. Forse sarà la veneranda età, o magari la consapevolezza di averne dette troppe, una sorta di inedito pudore senile, o ancora una semplice mossa pubblicitaria, o la volontà di passare alla storia, insomma chiamatela come volete, ma sta di fatto che il Silvio Berlusconi che oggi ha incassato la fiducia alla Camera per il suo IV Governo, non è il simpatico nonnetto a cui siamo stati abituati negli ultimi quindici anni. 27 minuti di intervento per altrettanti applausi, di cui 4 Bipartisan. L'invocazione sacra a Dio, e quella profana alla sorella Fortuna. La mano tesa ad un'opposizione di cui apprezza la modernità e la lealtà. L'amara espressione di chi dovrà traghettare il suo amato Paese ed il suo Popolo da un passato nero di insicurezze, ad un florido futuro di Pace e Prosperità. L'appello al Rispetto. Ad uscire da logiche di pura contrapposizione ideologica, per entrare nella tanto millantata Terza Repubblica, quella fatta solo di Progetti per il futuro, di collaborazione, di impegno comune. Sarà veramente così? Un improbabile attacco di Bon Ton? Oppure sarà l'inevitabile adeguamento ad una minoranza che ha abbandonato l'antiberlusconismo e che cambia il Paese dall'opposizione? Il Partito Democratico, andando da solo ha rivoluzionato le alleanze politiche, gli assetti, gli equilibri, i numeri di un parlamento che passa da 52 gruppi a soli 4. Il Partito Democratico con il Governo Ombra ha completamente ribaltato l'idea del Rapporto Governo-opposizione, ed è da qui che si partirà per una dialettica politica di non più sterili e noiose polemiche, ma di vero confronto... Insomma. I cambiamenti sono tangibili, e Silvio Berlusconi si è trovato a dover governare un Paese in cui la concezione di politica stessa sta cambiando, e non di certo grazie a lui. Terza Repubblica? Staremo a vedere. Sicuramente vedremo meno champagne e sputi a Palazzo Madama, meno parolacce a Montecitorio, ma la strada è lunga. Forse troppo.

lunedì 12 maggio 2008

Aborto. Il Presidente Napolitano risponde alla giovane precaria incinta

Qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una lettera di una giovane precaria incinta, intenzionata ad interrompere la sua gravidanza, a causa delle molte difficoltà economiche, per una coppia di precari. Proprio nei giorni in cui il Papa si scaglia sulla 194 a trent'anni dalla sua entrata in vigore, definendola "una ferita per la società", il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano così risponde alla giovane donna:
"Gentile signora, ho potuto, finora, leggere solo ciò che ha pubblicato La Repubblica dell'appello che ha inteso rivolgermi e della scelta drammatica e dei sentimenti contrastanti con cui si è misurata. Ho seguito con attenzione la sua vicenda e gli interrogativi che ha sollevato. Per rispettare la sua volontà di mantenere l'anonimato, affido questa mia risposta alla giornalista dello stesso quotidiano che l'ha intervistata. E alla quale ha, poi, comunicato la sua decisione di rinunciare a sottoporsi alla paventata interruzione della gravidanza per timore di non essere in grado di mantenere un figlio. Vorrei esprimerle i sentimenti di condivisione della felicità che ora prova per le tante manifestazioni di affetto e di solidarietà che l'hanno sostenuta in una scelta che ritengo essere responsabile e lungimirante. Non viene meno, per questo, la necessità di riflettere su una vicenda umana che, al di là degli aspetti più intimi e personali, accomuna molte coppie che vivono condizioni di disagio sociale, di precarietà e di insicurezza. Sono ben consapevole - e me ne sono fatto interprete in diverse occasioni pubbliche - che condizioni di incertezza del lavoro e di inadeguatezza delle retribuzioni inducono ad affrontare con preoccupazione e timore le scelte fondamentali della vita. Decisioni così pregnanti di conseguenze, anche sul piano del libero e consapevole esercizio della maternità e della paternità, richiamano tutti ad atteggiamenti di responsabilità, di comprensione e di rispetto. La risposta alle inquietudini che lei esprime, come tanti delle generazioni più giovani, non può che essere nell'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione essenziale qual è quella, sancita dalla Costituzione, di "mantenere, istruire ed educare i figli". Di qui la necessità che il nuovo Parlamento affronti anche le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l'infanzia, per dare risposte concrete ai bisogni e alle speranze che interrogano la nostra coscienza e la nostra responsabilità."


domenica 11 maggio 2008

Travaglio, Schifani e la Mafia

In questi giorni è scoppiata un'aspra polemica tra la seconda carica dello Stato, Renato Schifani e il solito Marco Travaglio, giornalista definito "scomodo" dal 99% di quella che lui chiamerebbe "casta". Travaglio, nella trasmissione di Fabio Fazio, "Che tempo che fa", avrebbe praticamente chiesto in maniera ufficiale al Presidente del Senato dei chiarimenti riguardo a passati e stretti rapporti con dei personaggi condannati poi per Mafia, contornando il tutto con un amara riflessione satirica sulla "parabola negativa" della figura del Presidente del Senato, storicamente intesa. Da Leone, De Gasperi, Pertini, Nenni a Renato Schifani. "Dopo di lui" dice Travaglio "ci sarà la muffa? Neanche. Perchè almeno dalla muffa si ricava la penicellina". Inutile dire che queste parole hanno irritato tutto il mondo politico, ad eccezione di quell'1% di cui sopra (chiamasi Antonio Di Pietro), il quale ha difeso il giornalista chiamato in causa dalle accuse dei politici. La questione adesso è una sola. Quanto in Italia si è liberi di parlare di Mafia? Quanto si è liberi di chiedere spiegazioni? Quanto si è liberi di fare giornalismo? Di documentarsi e documentare? Quanto si è liberi di essere liberi?

Opposizione costruttiva, ma concreta

Come già annunciato nelle dichiarazioni post-elezioni, il Segretario Nazionale del Partito Democratico Walter Veltroni ha formato il suo Governo-Ombra, un'Istituzione di personalità politiche rilevanti, che sapranno confrontarsi al meglio sui temi e sulle questioni particolari con i Ministri "veri", quelli del Governicchio "BerlusconiIV". Un'iniziativa volta a velocizzare i tempi di elaborazione e proposta politica, a creare una vera dialettica sui contenuti, a snellire gli apparati, e a consolidare un'idea già forte di democrazia semplice e tendenzialmente bipolare.

Questa, la lista dei Ministri-Ombra del PD:

Piero Fassino (Esteri)
Marco Minniti (Interno)
Lanfranco Tenaglia (Giustizia)

Pier Luigi Bersani (Economia)
Maria Pia Garavaglia (Istruzione)
Matteo Colaninno (Sviluppo Economico)
Enrico Letta (Welfare)
Roberta Pinotti (Difesa)
Alfonso Andria (Politiche Agricole)
Ermete Realacci (Ambiente)
Andrea Martella (Infrastrutture e Trasporti)
Vincenzo Cerami (Beni e Attività Culturali)
Giovanna Melandri (Comunicazione)
Sergio Chiamparino (Riforme)
Mariangela Bastico (Rapporti con le Regioni)
Linda Lanzillotta (Pubblica Amministrazione e Innovazione)
Vittoria Franco (Pari Opportinità)
Beatrice Magnolfi (Semplificazione normativa)
Maria Paola Merloni (Politiche Comunitarie)
Michele Ventura (Attuazione del Programma)
Pina Picierno (Politiche Giovanili)

9 maggio 1978

"Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio, e non ci saranno più neanche altre trasmissioni. Peppino non c'è più, è morto.
Si è suicidato. No, non sorprendetevi perchè le cose sono andate veramente così, lo dicono anche i carabinieri, il magistrato. Dice che hanno trovato un biglietto "voglio abbandonare la politica e la vita " ecco questa sarebbe la prova del sucidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa? Se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari... Suicidio. Come l'anarchico Pinelli che vola dalle finestre della Questura di Milano, oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'ENEL... tutti suicidi.


Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perchè domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante, del ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega... del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte! Di questo Peppino Impastato...

Adesso fate una cosa, spegnetela questa radio, voltatevi pure dall'altra parte. Tanto si sa come vanno a finire queste cose. Si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buon senso, quello che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali, voi non andateci! Lasciamolo solo! E diciamolo una volta per tutte che noi Siciliani la mafia la vogliamo... ma non perchè ci fa paura, ma perchè ci da sicurezza... perchè ci identifica ci piace... Noi siamo la Mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso. Tu sei stato un ingenuo, sei stato u uddru ammiscato co niedde..."


30 anni fa morivano uccisi il giovane Peppino Impastato, e l'onorevole Aldo Moro. Barbaramente stroncati dall'odio e dal silenzio. Morti perchè coraggiosi e giusti.

Caro Peppino, onorevole Moro... Che l'Italia possa presto tornare a splendere sotto i vostri occhi severi ed amorevoli. Grazie per un sacrificio che non avreste dovuto fare.

Costruttori di Sogni, Inventori di Pace

Dopo ormai 3 anni di piena e quotidiana attività sul territorio e tra i ragazzi, la Sinistra giovanile di Frosinone decide di inoltrarsi nel mare della rete e di crearsi una piccola nicchia di libertà, di azione politica vera e ideale allo stesso tempo. E decide di farlo nel momento in cui, da qui a poco, andrà a sciogliersi per confluire in un nuovo soggetto politico generazionale, che sarà il fulcro dell'elaborazione e della proposta politica per il Partito Democratico. Può sembrare un controsenso. Riuscire allo scoperto, prima di cadere definitivamente nel dimenticatoio. Eppure non lo è. Vedete, noi crediamo che in un momento in cui un Partito sta nascendo diviso e martoriato, in cui una Giovanile Democratica deve ancora formarsi, in cui le elezioni si perdono ovunque e le speranze sono le prime a vacillare, bene la cosa più utile da fare, la migliore è Ripartire da noi, dalla nostra storia, dalla nostra esperienza e da quel contatto con la gente e con i ragazzi che troppo spesso solo noi siamo riusciti a mantenere. Vogliamo ripartire da un simbolo che ci ha dato tanto, dalle litigate ai concerti in una vecchia sezione ormai abbandonata, dai successi alle disfatte. Vogliamo ripartire dal Simbolo che ci ha visto, nel bene e nel male, crescere forti, e pronti alle tante avventure entusiasmanti che ci aspettano e che vivremo di nuovo insieme